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Isera
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mwhqIsera (mwhgIséra in mwhwdialetto trentinocite-ref-4[4]) è un mwjacomune italiano di mwjq2 814 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwkgprovincia autonoma di Trento.

Il vino mwlaMarzemino, tipico della zona, viene citato anche da mwlqMozart nel suo mwlgDon Giovanni.cite-ref-5[5]

Contents

Storia
Simboli
Sport
Calcio
Note

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Geografia fisica

Il comune è parte di un territorio, anticamente detto "Comun Comunale", che si estende sulla sponda destra dell'Adige fra Trento e Rovereto. Isera è composta da 8 frazioni: Cornalè, Marano, mwngReviano, Folaso, Casette, Bordala, Patone e Lenzima.

Origini del nome

L'etimologia della parola che dà il nome al paese di Isera ha origini prelatine, correlata con Isarco, dal nome del popolo degli mwoqIsarci; potrebbe avere una derivazione dal mwoglatino, mwowilli in sera, ovvero "quelli che abitano a ponente" oppure essere collegato al prefisso celtico "is-" cioè acqua. Si ha testimonianza che nel mwpa1216 il paese avesse nome mwpqilli de Ysera, et de mwpgBrancolino, et de Marano, et de Follaxo, nel mwpw1220 è scritto mwqaLisera, nel mwqq1251 mwqgLicera, in seguito sempre Isera.cite-ref-6[6]

Storia

Rilevante risulta la presenza umana fin dalla preistoria, sono state ritrovate tracce di cacciatori paleolitici. Ritrovamenti significativi risalgono all'epoca neolitica,si tratta di villaggi e tracce di insediamenti arroccati. Manifestazioni tardo-neolitiche sono state ritrovate nella zona di mwsqCastel Corno e mwsgCastel Pradaglia. La Giurisdizione di Isera rimase per più di due secoli e mezzo sotto il feudo della potente famiglia dei mwswvon Liechtenstein. Il territorio di Isera fece parte (fino alla prima guerra mondiale) alla mwtaContea di Tirolo.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati approvati con deliberazione della Giunta provinciale del 27 settembre 1985 n. 9229.cite-ref-7[7]

Stemma

«D'argento, al palazzo comunale di rosso,

calzato

ritondato d'azzurro, caricato a destra dello scudetto d'argento, al grappolo d'uva di Marzemino, e a sinistra dell'aquila aperta d'argento, rostrata e armata d'oro, linguata di rosso. Corona: Civica di Comune. Ornamenti: A destra una fronda d'alloro fruttata di rosso, a sinistra una fronda di quercia ghiandifera al naturale.»

Lo stemma allude ai comuni aggregati il 20 dicembre 1928 (Lenzima, Patone, Reviano-Folas) riportando il palazzo turrito in rosso su argento dei Lichtenstein-Fedrigotti di Lenzima; l'aquila d'argento in campo azzurro è di Patone; l'uva di Marzemino su scudo argento è di Isera-Marano; il campo azzurro è di Reviano-Folas.cite-ref-8[8]

Gonfalone

«Drappo rettangolare bianco, incalzato d'azzurro, del rapporto di 5/8 appeso ad un bilico, terminante in fondo a coda di rondine aperta, bordato e frangiato d'oro, caricato al centro dello stemma comunale, completo dei suoi ornamenti, sovrastato dalla scritta in oro, disposta ad arco "Comune di Isera". Il tutto sostenuto da un'asta ricoperta di velluto azzurro, ornata da un nastro a spirale, cui il bilico sarà appeso mediante un cordone terminante a nappe, il tutto d'oro.»

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

• mwagChiesa di San Vincenzo, chiesa parrocchiale che risale al mwaw1183 (alto medioevo).
• mwbqCappella di Santa Barbara, in centro a Isera.
• mwbwChiesa di San Martino, parrocchiale nella frazione di mwcaLenzima.
• mwcgChiesa dei Santi Innocenti, parrocchiale nella frazione di mwcwPatone.
• mwdqChiesa di San Pancrazio, parrocchiale nella frazione di mwdgMarano.
• mweaChiesa di Sant'Anna, nella frazione di mweqReviano.
• mwewChiesa di San Rocco, nella frazione di Folaso.

Architetture militari

• mwgwCastel Corno. Il castello è stato edificato su uno sperone roccioso e prende nome proprio da questa particolare conformazione "a corno". La struttura infatti si imposta su un antico cumulo di massi di frana, caduti dall'attuale monte Biaena. Il castello occupa una superficie totale di 2300 mmwha3 (1450 mmwhq3 la parte inferiore, 850 mmwhg3 quella superiore), venendo a configurarsi come un complesso architettonico relativamente piccolo. Castel Corno resta comunque uno dei più interessanti e suggestivi insediamenti fortificati della zona, soprattutto se si considera che esso rappresenta il risultato di un eccezionale adattamento da parte dell'uomo alla natura aspra del luogo. L'insieme architettonico di mwhwCastel Corno, così come si presenta oggi ai nostri occhi, rappresenta l'esito di un susseguirsi di azioni edilizie che si sono variamente sovrapposte e integrate nel corso dei secoli. Il percorso all'interno del castello, che inizia oltrepassando la prima porta, oggi contraddistinta dalla presenza di un cancello di ferro, si configura come un viaggio a ritroso nel tempo, essendo la parte bassa del complesso architettonico più recente rispetto alla porzione superiore. Si pensa infatti che la prima sia stata realizzata per fungere da supporto logistico alla parte alta del castello, alla quale è possibile che si accedesse originariamente attraverso una scala a pioli in legno, la quale poteva eventualmente essere ritratta in caso di pericolo. Il complesso, durante la sua storia plurisecolare, fu usato soprattutto come appostamento difensivo di un capitano e di piccole guarnigioni. Gli ambienti a funzione residenziale erano infatti ridotti al minimo a favore di strutture di uso militare. La natura isolata del luogo, gli spazi interni piuttosto limitati e le notizie che ci provengono da alcuni documenti e dagli inventari (che parlano di qualche panca, di una tavola e poco altro) inducono a pensare che in origine e per molto tempo gli abitanti del castello abbiano condotto una vita semplice e priva di sfarzi. Castel Corno divenne infatti una residenza nobiliare di un certo pregio solo durante il "periodo Liechtenstein" e cioè nel mwiaXVI secolo.

Architetture civili

• Villa romana. Fu scoperta poco dopo la seconda guerra mondiale, durante la costruzione della scuola d'infanzia. Indagini archeologiche, coordinate dal Museo Civico di Rovereto, furono intraprese per la prima volta nel 1973 e proseguirono negli anni successivi grazie alla collaborazione con il Centro Studi Lagarini e con l'Università degli Studi di Trento, con lo scopo di scavare, studiare e valorizzare il monumento, ben presto rivelatosi un unicum nel suo genere in tutto il Trentino-Alto Adige per antichità dell'impianto, ricchezza e qualità della decorazione architettonica, abbondanza e varietà dei reperti. Gli scavi archeologici, condotti nell'area esterna e sotto i pavimenti della scuola materna, hanno consentito la messa in luce della parte settentrionale della struttura antica, che doveva svilupparsi anche verso sud al di sotto dell'attuale chiesa parrocchiale di Isera. La villa, edificata in età augustea (fine I secolo a.C.-inizio I secolo d.C.) ed abbandonata fra la fine del I e l'inizio del II secolo d.C. a causa di un violentissimo incendio, s'impiantava su pendio attraverso un basamento artificiale in muratura (basis villae), articolandosi in terrazze affacciate sulla valle, oggi completamente scomparse. Gli ambienti scavati comprendono nella parte centro-sud una serie di vani rettangolari disposti a pettine interpretabili sia come sale di soggiorno che come ambienti di disbrigo o di attività servili, fra cui una cucina con focolare, mentre a nord un complesso di piccoli vani aperti su di un'area quadrangolare doveva costituire le terme private della villa, provviste di un sistema di riscaldamento ad mwkamwkqhypocaustum; la facciata infine era movimentata da un ambiente absidato, probabilmente interpretabile come ninfeo.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-9[9]

Cultura

Istruzione

• mwnqMuseo della cartolina. Il Museo della cartolina e del collezionismo minore Salvatore Nuvoli nacque negli mwnganni ottanta su iniziativa di Carmelo Nuvoli, collezionista che aveva già precedentemente allestito alcune mostre delle sue collezioni nella zona, ed è dedicato al padre Salvatore. Al nucleo base, costituito dalla collezione dello stesso Nuvoli, si sono successivamente aggiunte altre acquisizioni e donazioni, che portano la consistenza della dotazione del museo a oltre 35.000 cartoline di diverso genere, in particolare della zona di Rovereto, del mwnwTrentino-Alto Adige, a tema militare, pubblicitarie e disegnate da illustratori famosi, una biblioteca con circa 5.000 volumi, di cui 500 a carattere specialistico e una raccolta di mwoaerinnofili, piccoli francobolli utilizzati in passato per chiudere le lettere. Per motivi di spazio la collezione viene esposta a rotazione, con circa 1.000 esemplari esposti ed altri 1.500 circa visibili in cataloghi e raccoglitori.

Economia

Progetto Idrogeno

In un serbatoio non più utilizzato dell'acquedotto di Reviano, sulle Colline della mwqqVallagarina famose per il vino mwqgMarzemino, ha preso il via il mwqwProgetto Idrogeno fortemente voluto dall'amministrazione comunale, appoggiato dal Dipartimento di Fisica dell'Università di Trento (Laboratorio Id.E.A., Idrogeno Energia ed Ambiente) e finanziato con quasi 700 000 euro dalla mwraProvincia autonoma di Trento, Assessorato all'Energia. L'obiettivo era quello di realizzare una struttura dimostrativa sperimentale attorno alla quale poter organizzare dei momenti formativi a vari livelli, ma anche attività sperimentali in collaborazione con l'Università ma anche di enti/aziende esterne, un sito in divenire dove poter sperimentare nuove tecnologie connesse all'impiego dell'mwrqidrogeno.

Attualmente l'impianto è sperimentale e dimostrativo, non essendo collegato ad utenze abitative, pensato per fare dei test su prototipi industriali (attualmente monta due diversi tipi di mwrwcelle a combustibile), per "dimostrare" che la tecnologia "funziona". Le celle a combustibile collegate producono corrente che alimenta dei carichi, ossia delle lampade alogene.

Le idee che si perseguono sono:

• dimostrare come si può impiegare questo tipo di tecnologia,
• fare attività sperimentali registrando i parametri di funzionamento dei vari dispositivi connessi.

L'impianto permette di produrre corrente elettrica utilizzando celle a combustibile, PEMFC e mwtgAFC. Per poter raggiungere questo obiettivo è necessario produrre idrogeno gassoso ad alta purezza. L'idrogeno necessario per alimentare le celle a combustibile può essere prodotto da due diversi "generatori": uno che sfrutta la reazione di mwtwelettrolisi dell'acqua, mwuaelettrolizzatore, e uno che sfrutta la reazione d'mwuqidrolisi di un idruro complesso irreversibile, generatore di idrogeno da mwugboroidruro di sodio.

Quando l'idrogeno viene prodotto tramite l'elettrolizzatore viene inviato al compressore per essere immagazzinato nei due serbatoi da 30 bar ciascuno (l'ossigeno viene rilasciato in atmosfera); quando viene prodotto dal generatore a boroidruro di sodio viene inviato direttamente alle celle a combustibile. Quando l'elettrolizzatore è in funzione, il compressore invia l'idrogeno ai due serbatoi di immagazzinamento fino al raggiungimento della pressione massima di 30 bar.

Le celle a combustibile, quando vengono messe in funzione, vengono alimentate dall'idrogeno immagazzinato nei serbatoi, mentre l'ossigeno viene prelevato dall'aria: un impianto di distribuzione provvede a portarlo alle condizioni di utilizzo richieste in termini di grado di filtrazione e pressione. Ad esaurimento dell'idrogeno nei serbatoi, la fornitura alle celle è garantita dal generatore a sodio boroidruro. Le celle a combustibile sono in grado di generare corrente se viene inviato loro idrogeno ad una pressione di almeno 4 bar. Quando l'impianto è spento i pannelli fotovoltaici riversano la corrente prodotta in rete.

L'impianto è dunque composto dai seguenti elementi:

• disocciatore elettrolitico,
• compressore,
• serbatoi di immagazzinamento con pannello filtri,
• generatore di idrogeno da boroidruro di sodio,
• cella a combustibile AFC,
• cella a combustibile PEMFC
• carichi dimostrativi,
• pannelli di distribuzione del gas,
• quadri elettrici,
• zona di controllo/consolle operatore,
• sensori rilevamento fughe.

L'impianto è in funzione da parecchi mesi, ha superato i vari collaudi e sarà inaugurato nella seconda metà del 2008.

Amministrazione

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 28 giugno 1985 | 5 giugno 1990 | Alessandro Passerini | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 5 giugno 1990 | 5 giugno 1995 | Alessandro Passerini | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 5 giugno 1995 | 15 maggio 2000 | Gian Franco Frisinghelli | Lista civica | Sindaco | |
| 15 maggio 2000 | 9 maggio 2005 | Carlo Rossi | Lista civica | Sindaco | |
| 9 maggio 2005 | 17 maggio 2010 | Alessandro Passerini | Lista civica | Sindaco | |
| 17 maggio 2010 | 10 maggio 2015 | Enrica Rigotti | Lista civica | Sindaco | |
| 11 maggio 2015 | 22 settembre 2020 | Enrica Rigotti | Lista civica | Sindaco | |
| 22 settembre 2020 | in carica | Graziano Luzzi | Lista civica | Sindaco | |

Altre informazioni amministrative

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche: nel mwzw1928 aggregazione di territori dei soppressi comuni di Lenzima, Marano, Patone e mw0aReviano Folas.cite-ref-10[10]

Sport

Calcio

La principale squadra di calcio della città è l'mw2aU.S. Isera che ha militato nel girone B mw2qtrentino di mw2g1ª Categoria nel calcio maschile. Dalla stagione 2022-2023 la società ha deciso di concentrarsi solo sulla divisione femminile.

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mw4wmw5amw5qBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mw5gdemo.istat.it, mw5wISTAT.
cite-note-divamm-sismica-21. mw6wmw7amw7qClassificazione sismica (mw7gmw7wXLS), su mw8arischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-32. mw9amw9qmw9gTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mw9wmw-aPDF), in mw-qciterefmw-gLeggemw-w mw-a26 agosto 1993, n. 412, allegato A, mw-qAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mw-g 151. mw-wURL consultato il 25 aprile 2012 mwaqa(archiviato dall'mwaqeurl originale il 1º gennaio 2017).
cite-note-44. Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, mwaquDizionario degli Etnici e dei Toponimi Italiani, Bologna, ed. Pàtron, 1981.
cite-note-55. Don Giovanni, Atto II, scena 13°
cite-note-66. Fonte: mwaqwAtlante TRENTINO, fascicolo n° 4, supplemento al quotidiano mwaq0l'Adige dell'11 aprile 2010
cite-note-77. mwareApprovazione dello stemma e del gonfalone del Comune di Isera, in mwariBollettino ufficiale della Regione Autonoma Trentino - Alto Adige n. 50 del 12/11/1985, pp. 2370-2373.
cite-note-88. mwarymwarcmwargIsera: palazzi, castelli e Marzemino, su mwarkvitatrentina.it. mwaroURL consultato il 4 novembre 2022.
cite-note-99. Dati tratti da: mwar4mwar8mwasamwasemwasiPopolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (mwasmmwasqPDF), su mwasuebiblio.istat.it, mwasyISTAT. mwascmwasgmwaskmwasoPopolazione residente per territorio – serie storica, su mwassesploradati.censimentopopolazione.istat.it. Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
cite-note-1010. Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

Bibliografia

• Paolo Cont, mwatqmwatuLe "Comunità di Valle" e la Vallagarina: la Storia dimenticata, in «Quaderni del Borgoantico», 15, 2014, pp.mwaty 88–101.

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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.isera.tn.it.